B. PAOLO D'AMBROSIO DEL TERZ'ORDINE DI S. FRANCESCO
di Padre Giovanni Fiore, Cappuccino, di Cropani(1622-1682)in "Della Calabria illustrata", editore Rubettino, 2000, Tomo II,148-154.
Ma se nella casa paterna era vissuto religioso, che poi non fu in quella del Signore? Come qui è la palestra della virtù, così il novello soldato vi s'applicò con tanto ardore d'animo, che in un convento, dove di quel tempo fioriva la santità, non fu veduto religioso alcuno, anche de' più consummati nella perfezione, di lui o più frequente nel coro, o più astinente nella mensa, o più umile negli esercizi, o più profondo nel silenzio, e quantunque giovane per 1'età e novello nella religione, sembrava però il più provetto nell'una e nell'altra. Compiuto il noviziato con tanta lode, e fatta la professione, non si rilasciò dal sentiero intrapreso; anzi che vie più incaloritosi nell'osservanza religiosa, non s'ordinò sacerdote, che fu 1'anno 1458, che al solo imperio dell'ubbidienza, che per altro fiso l'occhio all'esempio del suo serafico patriarca, avea risoluto di seguirlo coll'imitazione.
Ordinato adunque sacerdote, ed eletto guardiano, era troppo frequente il concorso de' popoli, quali se gli affollavano, chi per consiglio dell'anima, chi per consolo ne' travagli, tutti per glorificare Dio nel suo servo; tanto maggiormente, che molti senza anche favellare si udivano discoverta la cagione della loro andata, e il remedio preparato a' loro bisogni. Ma l'uomo di Dio, che più gustava la famigliare conversazione del suo Signore, che quella degli uomini, se non sol quanto vi li frammezzavano gl'interessi di Dio, aborrendo questi concorsi, pensò sottrarsene, come gia fè, cominciando ad abitare, (che fu il tempo più lungo della sua vita) un conventino oggidì rovinato, ma allora di molta santità, fra Cropani e Belcastro, detto Santa Maria dello Spirito Santo, in una tenuta di terre dette Scavigna.
Egli altresì ritiratosi dalla conversazione de' suoi religiosi, s'applicò con più fervore alla contemplazione de' divini Misteri; purificò la sua coscienza col lavacro della penitenza e preparò ogn'altra cosa, qual gli parve necessaria per quest'ultimo passaggio. Intanto, sorpreso da una leggierissima febricciuola, in cinque giorni rese lo spirito al Signore li 24 gennaro del 1489, avendo prima fatto un acceso discorso a quei suoi religiosi sopra il buon esempio dovuto a' loro prossimi, e sulla puntuale osservanza della regola già promessa a Dio ed al lor padre s. Francesco. Discorso, che lor trasse dagli occhi un fiume di lagrime, considerando la grave perdita, quale tutti facevano nella morte di lui. Tosto ne fu data parte al ministro provinciale, qual si ritrovava in Bisignano, e fra tanto fu risoluto riporre il sagro cadavere dentro una cassa di legno, acciocchè, conforme al suo desiderio dichiarato negli ultimi respiri, venisse portato nel monasterio del Salvatore in Cropani, sì perché prevedeva la brieve rovina qual avvenne all'altro di Scavigna; sì per riposar morto ove vivo avea professato il regolar istituto. Ma da quì cominciarono li miracoli, conciossiaché, essendosi la cassa lavorata in Cropani senza mi¬sura, e perciò riuscita alquanto breve, appena fu invocato il suo nome, che il legno si distese a proporzione, e di vantaggio fu osservato che il cadavere da sé medesimo vi si acconciò, come se fosse vivo. Venuti intanto ambendue li cleri, secolare e regolare, e reggimento di Cropani, con un'infinita moltitudine di gente dell'uno e dell'altro sesso, e di Cropani e di Belcastro, si trasferì il prezioso cadavere nel raccordato monasterio del Salvatore, nel cui trasferimento occorsero due maraviglie. L'una, che coloro il portavano sentivano così leggiero il peso, che per certo stimavano non portar niente; onde fra di loro borbottavano: "Al di certo questi frati ci han dato vacua la cassa, e il corpo han per loro ritenuto". L'altra, che in un cammino di meglio che quattro miglia di strade montuose e scoscese non sentirono stanchezza alcuna, almeno quella qual sentivano gli altri venuti senza peso. Accrebbe la santità di questo b. servo del Signore, che in più giorni, nei quali stiè insepolto per contentare il concorso de' popoli convicini, non pure non si mutò di colore, ma si migliorò; poiché per altro pallido ed estenuato per la macera¬zione della carne, fu veduto colorito e bello, appunto come d'un uomo qual adagiatamente dormisse, tutto sudante sudore odorifero, in tanta copia, che da molti venne rac¬colto in fazzoletti, quali poi operarono molti miracoli. Compiute 1'essequie, e sodisfatto alla devozione de' popoli, fu riposto sotto all'altar maggiore della chiesa, accompa¬gnato dalle lagrime di tutti, e da un'infinità di miracoli, quali Iddio opera ad intercessione de' suoi meriti.
Un tal Francesco della terra di Cropani, ferito dal colpo d'una pietra nel ginocchio, si ritrovava inabile al cammino; invocò 1'aiuto del beato, e tosto svanì colla piaga il dolore. Un altro per nome Giovan Paolo della medesima terra, vecchio, infermo e mostruosamente gibboso, fattosi condurre al suo sepolcro, ebbe immantinente la sanità. Crescenzo di Marco cittadino e all'intutto sordo, appena ebbe invocati li meriti del bea¬to, che ricuperò 1'udito. Fra quelli, quali con fazzoletti rasciugarono il sudore dianzi raccordato fu Marco Biondi da Mesuraca, maestro di scuola in Cropani; e con suo utile: conciossiachè chiamato da' suoi per assistere al funerale d'una sua morta figliuola, ito e posto il fazzoletto su '1 cadavere dell'estinta, quella di subito riebbe la vita. Fiori¬na della medesima terra di Mesuraca coll'apporvi un frustolo del suo abito si risana da un tumore su d'un labro, che la rendeva abominevole; cosi come col medesimo frustolo ricuperò la già perduta salute Conrado Pandolfo suo concittadino. Per la miracolosa intercessione di questo beato in Cropani d. Solda si liberò dal mal caduco, d. Domenica da una mortale infermità, ed una sua figliuola moribonda riacquistò lo spirito fuggitivo. Cola Greco restò sano da una infermità che non gli permetteva né il mangiare né il bere; Giacomo d'Ambrosio, fratello del santo, si disgravò da una gamba gonfiata in grossezza d'un barite con molto dolore. D. Palomba moglie di Cola Barone non più si sentì travagliata da un'enfiatura di capo, per la quale se le smoveano tutti i denti della bocca. In Belcastro poi per la forza della medesima intercessione restarono liberi d. Ilaria ed un suo figliuolo da certe ampolle negre per tutta la persona, avendovi prima impiegate, ma inutilmente, molte medicine. Dionigi diacono, poco men ch'oppresso da un gravissimo dolore. In Cotrone una tal moribonda riebbe la vita, perché sopra di lei una sua figliuola chiamò il nome del beato; che poi la già risanata, col ripetere il medesimo nome sopra d'un suo figliuolo lo guarì da una rottura. Un tal per nome Giovanni, due anni cieco, implorando 1'aiuto del santo riacquistò la vista; d. Armenia le forze, ed un suo figliuolo zoppo la salute riebbero, sol con chiamare in loro prò l'intercessione del santo.
E nientemeno molti furono, quali portati da zelo indiscreto, stimando non veri questi miracoli, e perciò da non farne stima, molto meno da venerarne le sue reliquie, ne sparlavano alla peggio, e ne impedivano la publica esposizione; per il che, mosso da ottimo zelo, frat'Alfonso Barchio religioso di quest'Ordine e cittadino cropanese, commissario della provincia di Calabria, andato a Roma ottenne le seguenti lettere essequutoriali,
(Segue il "Monitorium di Flavio Orsini")
Sono e per numero e per qualità maravigliose le grazie, quali anche giornalmente si ricevono da Dio per li meriti di questo suo b. servo, e fra queste si racconta che l'anno 1625, travagliando le campagne una fierissima arsura, recata loro dalla mancanza della pioggia per otto mesi, languiva il tutto mezzo inaridito, con non leggier sospetto d'una qualche memoranda carestia. II clero ordinò le solite processioni e preghiere per somigliante bisogno: ma il cielo quanto più sereno, tanto più sordo sembrava di non gradire quelle supplichevoli umiliazioni. Risolsero pertanto i religiosi di quest'Ordine cavar fuori il beato cittadino, come già fecero, accompagnato dall'uno e dall'altro popolo. Venuta la processione dentro la chiesa Collegiata, nel mentre si cantavano le litanie, cambiatosi da sereno in turbato l'aere, all'uscir del beato prese a distillarsi in piacevole pioggia, che poi continua fino alle quattro ore della notte; onde interrotta la processione si restituì alla sua chiesa il santo, gridando tutti: 'Misericordia, miracolo', ed accompagnando la pioggia del cielo con quella de' propri occhi. Non fu a sufficienza la caduta acqua, poiché assorbita da una si lunga arsura, appena valse per avvivare le già moribonde biade; per il che una mattina di domenica, quale cadde li 13 aprile, andato il reggimento alla chiesa del b. concittadino, supplicarono quel superiore (resti servito) d'esporre nella cappella del santo il Santissimo Sagramento, acciocchè per li molti meriti di quel suo servo compisca la grazia alquanto prima cominciata. Si cantò la Messa, e fu esposto il Venerabile Sagramento col concorso dell'uno e dell'altro clero. Mirabil cosa! Fu si presta ad ubbidir la pioggia, che non diede tempo alla gente di condursi in casa, ed il meglio fu stimato che, continuando fino alli 20 del medesimo mese, si provide al pieno al bisogno.
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