in fasc. del B. Paolo, ff. 74-82, ff. 83-90, 91-97 presso la Postulazione del TOR, Roma.
"Si certifica da me sotto scritto Segretario e Archivista di questo insigne Reverendissimo Capitolo di Cropani, etiam cum iuramento tacto pectore, come avendo per ordine del molto Reverendo Arcipr. D. Gennaro Corabi prima Dignità e Presidente di esso insigne Reverendissimo Capitolo, perquisito l'Archivio esistente nella Sagrestia di questa Chiesa Collegiata, fra le carte quivi esistenti, ho ritrovato un antichissimo manoscritto logoro e strucito dal tempo edace, che con stento e gran pena è leggibile. Nello stesso si ritrova descritta la vita, e la morte del mio concittadino Paolo d'Ambrosio Religioso del Terz'Ordine di S. Francesco, di cui esso Sig. Arciprete mi ha ordinato sotto la sua direzione e personale assistenza farne l'estratto che segue:
Nella pagina 7 cap. 1° di esso manoscritto si ritrova che il gran Servo d'Iddio Paolo D'Ambrosio, fin dalla sua morte ed in questa Patria e nell'intiera Provincia di Catanzaro, viene comunemente chiamato, per la fama della sua grande Santità e per la prodigiosa copia di miracoli da lui operati, col nome di Beato. Nacque in questo Comune il 24 Gennaro 1432.
Nel cap. 2°, pagina 8, descrive l'Autore del manoscritto l'età puerile del Beato che richiamava a sé i sguardi d'ogni ceto di persona per la perfetta morigeratezza de' suoi costumi, e che ben potevasi allo stesso applicare l'epigrafe, "integer vitae scelerisque purus".
Descrive ancora la profondità della sua applicazione a quei studi ch'erano confacenti alla sua età.
Nel cap. 3° pagina decima resta di riferire l'ardore con cui il Beato vestì le sacre lane di S. Francesco del 3° Ordine, a malgrado la discrepanza de' suoi genitori, che per l'illibatezza de suoi costumi, e per il suo angelico agire sentivano ben malincuore il privarsi di una gioia sì cara e di un Figlio sì amabile.
Nel cap. 4° dalla pagina 17 fino alla 23 si descrive la vita religiosa ed i portamenti edificanti di Paolo nel Convento del S. Salvatore, ch'esisteva poco lungi da questo Paese.
Nel corso di detto capitolo si descrivono l'eroiche virtù esercitate dal Beato nel corso del suo esemplare e Santo noviziato, in cui fa risplendere sopra lo spirito della più aspra, ed inaudita penitenza, una profondissima umiltà, ed una cieca perfettissima ubbidienza al cenno non solo, ma al pensiero ben anche de' suoi Superiori. Quivi è marcato, che avendo egli il Beato emesso la S. professione de' voti e giunto essendo all'età di ascendere al Sacerdozio, ad esempio del suo Patriarca S Francesco, le di cui gesta erano sempre il bersaglio del Beato, si reputava tutt'affatto indegno di esser consacrato Sacerdote, e non il fece che per formale precetto di S. ubbidienza.
Tosto che fu innalzato al Sacerdozio venne da quei Santi Religiosi assunto alla carica di Guardiano del Convento ch'egli per semplice ubbidienza, suo malgrado, addossossi. Quindi l'Autore del manoscritto descrive l'esimia esemplarità del suo fare da Superiore nel Convento, con la quale fece bellamente risplendere in tutti quei religiosi la perfezione monastica. Ed alla fine dello stesso segnato cap. 4° e particolarmente alla pagina 22 ultimo paragrafo dettaglia l'Autore un avvenimento prodigioso operato dal Beato. Egli è del tenor seguente:
"Or avvenne nel tempo del suo governo, che infracidito un trave nella Chiesa, fu bisogno farne venire uno dalla Montagna, e cacciato via il vecchio salirono il nuovo, per riporcelo, ma ritrovata mancante la misura e meno lungo di quel che bisognava, lo tornarono a terra, e ne parteciparono il nostro Paolo, che si era ritirato in cella a orare; inteso ciò portossi alla Chiesa, ed osservato il trave "Oh" disse "avete fatto errore ch'ello è giusto ed a misura del bisogno, tornatelo a salire". Ricusano li Maestri, perché l'havevano già trovato mancante di lunghezza, ma quei Padri, che sapevano non poter fallire le parole del nostro Beato, lo fecero immantinente salire; ed oh meraviglia di tutti coloro che si trovavano presenti, con facilità fu salito il trave, e si trovò giusto e proporzionato al bisogno", e questo è quanto trovammo notato nel tempo ch'Egli fu Superiore.

Nel cap. 60 pagina 27 l'autore descrive il viaggio intrapreso dal Beato nell'anno 1488, in compagnia di P. Fra Bernardino di Bisignano, allora Provinciale dell'Ordine. L'oggetto di esso viaggio fu di recarsi il Beato col Provinciale, che lo nominò suo compagno al Capitolo generale, che celebravasi a Monte Bello di Lombardia. Giunti che furono i due degni Patri in Roma, racconta l'autore il memorabile fatto che de verbo ad verbum si trascrive del seguente tenore: "A 25 aprile dell'anno istesso 1488 celebrando Egli la Messa in Roma nella Chiesa di S. Maria della Consolazione, Casa allora dei PP. del Terz'Ordine, giunti al memento dimorò lunga pezza immobile, secondo scrive il P. Bordonio, e secondo scrive il Padre Giovanni da Cropani, et altri Scrittori, che registrano questo fatto, si vidde avvolto in una meravigliosa nubbe calata dal cielo, et osservata da tutti quei circostanti, che stavano sentendo la Messa, e per lunga pezza lo tenne avvolto, e svanita la nubbe compì egli il suo Santo Sacrificio della Messa con venerazione e stupore di tutti; non così poi de' suoi Superiori, che con precetto d'ubbidienza l'astrinsero a rivelare l'arcano, di cui siccome erano stati spettatori divoti così volevano esser non saprei se rigidi e umili osservatori. Paolo dall'ubbidienza confessò havere in Spirito visto il passaggio all'altra vita di suo Patre; e ch'Egli era andato in Cropani ad assisterlo, secondo la promessa, che havevagli fatto, e se ne fa menzione nel cap. 3° in conferma dello Spirito profetico, che in lui si vedeva, che dal detto, e da qualch'altra notizia, che ne daremo appresso maggiormente se farà manifesto.
Questo racconto di Paolo fu di molta consolazione di chi allora l'intese in Roma, ma partorì grande opinione della virtù del Beato, quando giunte le lettere da Cropani di P. S. del Convento di S. Maria portarono l'avviso del felice passaggio del Patre del nostro Beato, in quella medesima ora che stava Egli celebrando il Santo Sacrificio della Messa.

Dice del pari che la Matre del Beato, in sentendo il ritorno del Figlio corse da Cropani alla Scavigna con anzia santa a rivederlo, e ch'Egli il Beato dopo di haverla consolata con filiale amorevolezza le predisse il giorno della sua morte che doveva avvenire all'otto giorni del felice abboccamento, e proprio a 24 gennaio 1489, come di fatto a puntino avvenne.
Nel cap. 8° alla pagina 34 si descrive la morte del Beato avvenuta giusta la sua predizione a 24 Gennaio 1489. Nell'istesso capitolo dalla pagina 36 sino alla pagina 40, narra l'autore ciò che prodigiosamente seguì dietro la morte del Beato. Nel tempo stesso dice Egli che il Beato predisse alla di lui Matre la sua morte, ossia disse ancora, che un giorno sarebbe egli venuto a riposare in Cropani. E di fatti esalato che fu lo spirito del Beato, si diedero la premura quei Religiosi di pigliare il cadavere dal letto ove giaceva per celebrare le esequie in Chiesa. Ma esso si rese immobile a qualunque azione, che su del Cadavere istesso volevasi fare; e sembrava come inchiodato nel suo povero letticciuolo.
Avvertito di ciò il Vescovo della vicina Città di Belcastro, riunito a sé il suo Clero, con tutto il popolo belcastrese portossi al contiguo Convento di S. Maria dello Spirito Santo a Scavigna per vedere se eragli possibile smuovere il Cadavere del suo sito, e condurre il Sacro Deposito alla sua Cattedrale. Ma a malgrado delle sante brame del Prelato andarono del tutto deluse le sue speranze, poiché l'immobitità del cadevere era sempre l'istessa. Si pensò da quei Religiosi far venire nel Monastero il Patre Provinciale dell'Ordine Fra Bernardino di Bisignano che in Bisignano dimorava, affinché questi con la sua autorità avesse imposto al Beato manifestare cosa dovea farsi del suo Corpo. Doppo sei giorni giunse nella Scavigna il detto Patre ed avendo, ricordato quei Religiosi della previsione del Beato di voler riposare in Cropani, scrisse immediatamente il Provinciale ai rappresentanti di questo Conune che si fussero colà trasportati per prendersine il sacro deposito. All'istante si trasferirono nella Scavigna il Clero sì Regolare che Secolare, i rappresentanti e quasi tutto il popolo di Cropani, e seco loro portarono una cassettina all'uopo fatta, onde rimetterci il Sacro Cadavere.
Giunti che furono nel Convento il Corpo estinto del Beato si vidde mobilissimo a qualunque azione. Con venerazione quindi e rispetto si prese il Sacro Cadavere dal letticciolo per rimettersi nella cassettina, ma come questa erasi travagliata in Cropani a caso, così con dispiacere de' Cropanesi si vidde che il Cadavere per essere molto più lungo della cassettina non vi si poteva adattare. In questa circostanza Iddio per glorificare il suo Santo ispirò il Provinciale di precettare al Beato di adattarsi da sé alla cassettina, ed immantinente al precetto si vidde con stupore e meraviglia di tutti gl'astanti adattarsi il Cadavere all'angusto vuoto della cassetta. Ciò seguito, processionalmente i Cropanesi s'inviarono per questa Patria fortunata, portando sulle loro spalle qual leggiera piume il Sacro deposito, lo consegnarono ai Patri del convento del S. Salvatore, i quali tenutolo per più giorni esposto alla divozione dei popoli, che da ogni parte correvano onde bearsino dalla vista del Santo, il quale a malgrado di esser estinto da più e più giorni, serbava vegeto e gioviale il suo Corpo, grondando dalla serena sua fronte grato sudore. Quindi soddisfatta la divozione e pietà de fedeli fu riposto il Cadavere sotto l'altare maggiore del detto convento del S. Salvatore.
Nel Cap. 9° pagina 41 l'autore come in graziosa tela delinea tutto l'insieme delle virtù esercitate dal Beato dalla fanciullezza sua fino al suo declinare.
Così felicemente proseguiva il culto del Beato, quando per Bolla del Papa Innocenzo X dovea con molti altri anche il Convento di S. Maria delle Grazie sospendersi; avvenne allora che il Corpo del Beato, a malgrado dell'impegni de' Patri Cappuccini ed Osservanti ch'erano in Cropani al dimettersi del Convento di S. Maria delle Grazie, fu trasferito con grande pompa, pietà e religione di tutto il Clero e popolo Cropanese nella Chiesa Matrice Insigne Collegiata di questo Comune. Quivi dalla nobile famiglia Cosentino fu eretto nella detta Chiesa Collegiata un altare a man sinistra in Cornu Evangelii di un ben lavorato legname, ed indorato a zecchino; quindi si fece una Statua a mezzo busto tutto ad oro zecchino travagliata, fornita la Testa di essa Statua di un cerchio in oro raggiato nel suo vuoto. Nella cavità del petto di detta Statua si situò la Testa del Beato che nell'estremità della parte esterna termina con un cristallo nei di cui lati vi è un quadrato di argento massiccio.

Nei due capitoli ultimi undecimo e duodecimo dalla pagina 55 fino alla 68 l'autore descrive l'infinità de' miracoli co' quali la Divina Misericordia volle glorificare il suo Santo servo: operati da questi non solamente in Cropani, ma in Belcastro, Cutro, Cotrone, Mesuraca e Catanzaro. Descrive del pari la moltitudine de' fedeli, che da predetti luoghi e d'altri circonvicini alla fama de' miracoli del Beato correvano a folla a lui con voti ed offerte, particolarmente nel giorno 25 gennaio di ciascun anno, in cui celebravasi quì la festa con tanta pompa, come pratticasi puntualmente tuttavia.
In questo stesso luogo dice l'Autore, che da Monsignore Fabio Olivadesio Vescovo di Catanzaro fu riconosciuta la detta Statua con le sacre Reliquie, e questi vi mise i suggelli con le sue armi, autorizzando ancora egli che detta Statua si fusse annualmente portata in processione per tutte le strade della Terra di Cropani in ogni dì 25 Gennaio.
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